Gabriela Saidon, La Montonera. Biografía de Norma Arrostito, Buenos Aires, Editorial Sudamericana, 2005, 187 pagine.

 

La storia del movimento guerrigliero urbano argentino ha suscitato molto interesse tra gli storici, saggisti e giornalisti degli ultimi decenni. Dopo la tragica parentesi dittatoriale che cercò di “ripulire” ideologicamente il paese attaccando la sua memoria storica, seguendo un disegno politico-ideologico foraneo e trasferendolo meccanicamente alla realtà argentina, la produzione storiografica ha pubblicato una grande quantità di materiale come saggi, testimonianze, biografie, autobiografie, ecc. Un tale sforzo, necessario e irrinunciabile, ha come obiettivo quello di farci conoscere il passato recente dell’Argentina. Ricordiamo per esempio, la biografia di Mario Roberto Santucho  scritta da Maria Seoane, i documenti e le testimonianze sulla guerriglia pubblicati da Roberto Baschetti, le testimonianze di Pilar Calveiro, Emilio De Ippola, tra gli altri. L’opera di Gabriela Saidon (Buenos Aires, 1961) si inserisce in questo filone e riesce a ricostruire la vita di Esther Norma Arrostito, dirigente montonera e una delle poche donne che riuscirono ad ottenere un ruolo importante nel movimento guerrigliero argentino dell’epoca. Esther Norma Arrostito (1940-1978), meglio conosciuta come Norma, il cui pseudonimo era Gaby, nasce in una modesta famiglia conservatrice e antiperonista che vive nella periferia della capitale porteña. Molti giovani dell’epoca  vissero nel periodo di repressione e proibizione del Peronismo e iniziarono la militanza politica nel PCA. Lo abbandonarono a causa della chiusura dogmatica e del rigido allineamento. Furono sedotti dalla Rivoluzione cubana, evento che portò ad una rottura della sinistra politica latinoamericana per la carica di novità, aspettative e speranze. La gioventù di Norma Arrostito è caratterizzata da una grande curiosità intellettuale e da intense letture. È così che acquisisce una solida formazione ideologica marxista con un supporto materialista, razionalista e scientifico che le permette di avere una visione ampia e priva di dogmatismi della realtà. Dopo l’abbandono della militanza nel PC, va a Cuba per ricevere istruzione guerrigliera e si lega a quelli che saranno i suoi compagni di lotta: Fernando Abal Medina, Mario Eduardo Firmenich e Carlos Gustavo Ramus fondatori e dirigenti dell’organizzazione dei Montoneros. Dal punto di vista ideologico, Abal Medina, Firmenich e Ramus, così come la maggior parte dei membri dei Montoneros, provenivano da una matrice cattolica che più tardi riusciranno ad amalgamare e rielaborare grazie ai principi progressisti di John William Cooke dalla sinistra del Peronismo, e da altri ideologi che desideravano dare al Peronismo un orientamento rivoluzionario e antireazionario. Tale avvenimento sarà di fondamentale importanza per i Montoneros poiché intendevano rinnovare e trasformare il Peronismo. Sbagliarono pensando che Perón avrebbe aderito a questo nuovo modo di concepire la politica e diventare un leader propenso al cambiamento in un contesto esasperante, non solo a causa della congiuntura politica nazionale bensì di quella internazionale. Dall’esilio, Perón utilizzò e manipolò le energie dei giovani per poi delegittimarli una volta stabilitosi per la terza volta al potere. Inoltre, il Partido Justicialista era circondato da un gruppo di estremisti di destra che avevano come riferimento un losco figuro come López Rega. Questi settori avrebbero neutralizzato brutalmente l'ala sinistra attraverso pratiche terroristiche e assassine come la tristemente famosa “Tripla A” e, dopo la morte del vecchio leader, avrebbero gettato le basi per l’organizzazione del colpo di stato militare. Norma Arrostito entrò nei Montoneros per scelta e per convinzione e presto l’avrebbe unita anche un vincolo sentimentale con Fernando Abal Medina. Partecipò a tutta la fase organizzativa del movimento fino al battesimo di fuoco e l’apparizione nello scenario politico argentino dopo il sequestro, giudizio sommario ed esecuzione del ex dittatore Pedro Eugenio Aramburu nel 1969. L'impatto mediatico e simbolico che ebbe questo avvenimento fece conoscere i Montoneros nel paese e nel mondo intero. E’ per questo motivo che i Montoneros dovranno muoversi in totale clandestinità considerato che la stampa organizzò una feroce e massiccia campagna propagandistica contro di loro. Poco tempo dopo, Abal Medina e Ramus sono scoperti e assassinati dalla polizia in un bar a William Morris, una località della provincia di Buenos Aires. In questo modo ci fu il primo golpe contro l’organizzazione e i suoi principali esponenti. Norma Arrostito si salvò, e insieme a Firmenich e altri portarono avanti la lotta dei Montoneros. È interessante come la Arrostito poté restare viva fino alla sua cattura ricorrendo, per esempio, all’uso di parrucche e cosmetici, oltre a vivere come una fuggitiva il più delle volte. La pressione dei Montoneros e delle altre organizzazioni radicali di sinistra sul governo peronista ottenne forza man mano che la situazione diventava più violenta, Perón perdeva il controllo e delegò la repressione a un soggetto come López Rega. Lo spazio politico che occupano le organizzazioni guerrigliere sarà spazzato via dopo la morte del leader justicialista visto che si acuisce il terrorismo di stato portato a termine dalla Tripla A in concomitanza con le forze armate. Questo fatto preparerà il terreno per il golpe del 24 marzo 1976. Con l’instaurazione dei militari al potere e la feroce repressione capillare e terrorista di disarticolazione della guerriglia, e di qualunque opposizione di sinistra che corrispondesse al disegno anticomunista e maccartista di Washington, si sequestra il paese e si impone un  governo reazionario con l’appoggio di alcuni settori della società argentina. Verso la fine del 1976 si crea una falsa notizia grazie ai giornali che annunciano che Norma Arrostito è stata uccisa in un conflitto a fuoco con la polizia. Questa strategia di manipolazione dell’informazione portata avanti dai militari emerge dalla ricostruzione di Saidon e possiamo vedere che Norma Arrostito muore 2 volte: una a carico della stampa schiava del regime che sceglie la disinformazione e l’altra, come conseguenza delle sequele della sua detenzione alla ESMA. La tesi di Saidon sostiene che la “morte mediatica” di Norma Arrostito era finalizzata a dare un forte colpo psicologico ai militanti dei Montoneros. La Arrostito, detenuta alla ESMA di Massera e Chamorro, è una sorta di “trofeo di guerra” con il quale la Marina vuole mantenere un equilibrio nella sua lotta contro l’Esercito. Alla ESMA  la tengono isolata dagli altri detenuti proprio per il rango e importanza nei Montoneros. Tale pratica aveva come finalità quella di creare confusione, divisione e diffidenza tra i detenuti. I repressori fingono un atteggiamento di rispetto nei confronti di Norma Arrostito e le riservano un trattamento diverso rispetto agli altri detenuti. È inquietante come Chamorro la visitasse sempre e cercasse di intavolare un dialogo con la prigioniera. Per sopportare l’insostenibile realtà della prigione, Norma Arrostito sceglie di evadere mentalmente: impara a leggere le carte e si rifugia nella religione. “La scienza non ha saputo darle risposte” dice Saidon e forse l'aver fatto ricorso alla religione ha significato la distruzione della sua razionalità di fronte ad una situazione esasperatamente tragica come l’esperienza di essere detenuta in un centro di tortura. Norma Arrostito vi trascorre 410 giorni e muore a causa di problemi circolatori, peggiorati dalla vita in prigione. Il suo corpo senza vita sarà l'ennesimo nella lista dei desaparecidos e non sarà mai trovato. Nonostante la sua brevità, La Montonera è una biografia agile, scritta non da uno storico di professione ma da una giornalista seria che ha voluto indagare sul tragico periodo della storia contemporanea argentina. Saidon ci ha presentato la biografia in tutta la sua dimensione umana e c’è riuscita grazie all'ampia documentazione, alle testimonianze di alcuni sopravissuti e alle forme di presentazione del testo che non risulta convenzionale né lineare.

 

©Luis Dapelo, 2007.

©Traduzione italiana di Giovanna Ferrando, 2007.