Alfredo
Bryce Echenique, Un mundo para Julius,
Barcelona, Anagrama, 1993, 480 pagine.

Quasi tutte le opere della letteratura latinoamericana della
seconda metà del XX secolo ruotavano attorno a temi politici, sociali, estetici
risultato di profonde riflessioni e rotture. La ricerca dell’identità, di un
linguaggio sovversivo, critico; la volontà di affermazione e di indipendenza di
una letteratura che desiderava smettere di essere provinciale e inserirsi nel
mondo con innovazioni e discorsi propri e tipici della modernità; la narrativa
urbana che ci mostrava la città in caotica e dinamica espansione con l’emergere
delle sue mappe di classe e delle molteplici maschere di società imperfette ed
escludenti, sono le caratteristiche principali di un fenomeno di somma
importanza come il “Boom”. Il “Postboom”, invece,
fenomeno letterario che seguì al “Boom”, cambiò prospettiva senza abbandonare
la critica sociale ma ponendo enfasi e attenzione sull’individuo con le sue
contraddizioni e i suoi sentimenti. Autori come Manuel
Puig (1932-1990), Severo Sarduy
(1937-1993), Fernando Del Paso (1935), Sergio Pitol
(1933), e Alfredo Bryce Echenique
(Lima, 1939) fanno parte di questa nuova corrente che crea un corpus di opere molto eterogenee e interessanti per la varietà dei
temi e le proposte. Bryce Echenique
ha fatto della sua esperienza – quella del cittadino di Lima cresciuto secondo
i costumi tradizionali borghesi e quella dello scrittore latinoamericano
inserito nell’ambiente cosmopolita europeo – la base di storie il cui fascino sono l’umorismo, la spontaneità, i sentimenti, il
linguaggio ecc. Tutti questi aspetti si trovano anche nel suo primo romanzo Un mundo para Julius (“Un mondo per Julius”),
scritto a Parigi come buona parte della sua opera, pubblicato nel 1970,
vincitore del Premio Nacional de Literatura
del Perú nel 1972. Questo
romanzo ha lanciato Bryce nella scena della
letteratura mondiale, ha suscitato grande interesse nella critica ed è
diventato un “long seller” con un vasto pubblico di lettori. L’opera, autentico
“Bildungsroman”, racconta la vita di un bambino, dai
5 agli 11 anni, erede di un’aristocratica e decadente famiglia di Lima. Julius, così si chiama il bambino, vive nell’alto mondo
oligarchico della Lima degli anni ’50 fra i tic nostalgici del passato
coloniale e i cambiamenti di una città che assume caratteristiche nuove. Il
passato è insito nel comportamento, nella mentalità, nei modi di fare della
famiglia di Julius che
conserva e difende i suoi privilegi ma che gradualmente accetta i segnali della
modernità secondo i parametri del modello nordamericano. Il romanzo si divide
in quattro capitoli: “El palacio
original” (“Il palazzo d’origine”), “El colegio” (“La scuola”),
“Country Club” e “Los grandes retornos”
(“I grandi ritorni”) che introducono il lettore nel “mondo” di Julius, nello spazio suggerito dal titolo. La narrazione
segue un ordine cronologico e i lettori possono osservare, grazie al bambino,
la realtà sociale di Lima e la sua trama di relazioni, man mano che lui cresce.
Julius è un bambino di incredibile
semplicità, tenerezza e sensibilità corrisposte dall’“altra classe”, cioè dalla
servitù, con affetto e attenzioni costanti; è per questo che, invece di
osservare l’evoluzione di un bambino arrogante che possiede tutto, possiamo
vedere un bambino che soffre perché appartiene all'insensibile e vacuo mondo
oligarchico. L'opera non intende soltanto porre in evidenza la critica sociale,
ma vuole anche parlare della storia individuale che ci mostra un bambino che
inizia a crescere, i rapporti con i suoi fratelli, i suoi amici, il patrigno,
la scuola ecc. Si può dire che Julius vive inserito in due mondi in opposizione e irreconciliabili: quello del privilegio in cui gli è
toccato nascere e quello della servitù. Questi territori rappresentano gli
ambiti in cui viene educato e lo sviluppo della sua
sensibilità è il prodotto dell’interazione con la servitù. Il bambino, inoltre,
vive influenzato dall'ambiente femminile che, rispetto a quello maschile
(rappresentato dal patrigno e dai fratelli), lo protegge. Il protagonista è
simbolo dell'innocenza, è il personaggio che non vorrebbe crescere
ma, alla fine, compie comunque la sua evoluzione e, a poco a poco,
scopre che la vita reale è molto diversa dal suo mondo. In questo caso,
l’infanzia viene raccontata direttamente e non, come
succede molto spesso nella narrativa, attraverso i ricordi del protagonista;
inoltre, gli altri personaggi rappresentano il mondo dell’età adulta. Il
razzismo, vera malattia che contamina i rapporti di classe nella società di
Lima, è molto presente ed è uno degli elementi di fondo
visibili nitidamente lungo tutta l'opera. Questo libro, come quasi tutti quelli
di Bryce Echenique, rivela
tratti reali e, in certi casi, autobiografici ed è caratterizzato dalla
vitalità dei suoi personaggi, dall'ironia critica e dal sapore nostalgico per i
tempi passati dell'infanzia e insieme, per la giovinezza perduta. Attraverso
l'umorismo, Bryce penetra a fondo nella realtà e crea
uno stile personale che ha per fulcro l’oralità, l’irruzione del linguaggio
quotidiano nella letteratura, una grande tenerezza che
ci permette di “leggere” in modo più
leggero le situazioni tragiche. Bryce ha rivisitato brillantemente molti
“mondi” con la sensibilità e la tenerezza infantili, offrendo ai lettori la
possibilità di guardarsi dentro senza dimenticare il significato dei complessi
rapporti fra adulti e bambini, in una società e in un'epoca di profonda
alienazione, ingiustizie e conflitti in cui la disumanizzazione
è sempre in precario e fragile equilibrio.
Valentina Tardito, 2006.
©Traduzione italiana di
Giulia Rubino, 2006.